Argomento del Mese

Il bambino interiore

Il bambino interiore

Foto © Annie Spratt / Unsplash

Quanto siamo bambini e quanto siamo adulti nell’affrontare la nostra vita?

Quale sguardo lanciamo sul mondo circostante? Usiamo gli occhi ingenui del piccolo o la vista spesso deformata del grande?

Nello spazio delle nostre personalità convivono le esperienze che ci hanno fatto soffrire, gioire, crescere e arrendere. Al centro della nostra anima non c’è distinzione di ruoli, ma un’unica espressione di vita che si manifesta nel nostro bambino interiore. Sempre presente seppur non sempre evidente, ci accompagna lungo il corso dell’esistenza custodendo parti preziose del nostro essere; a volte dolorose,  a volte liberatorie, certo sempre piene di potenzialità di crescita.

Il nostro bambino interiore spesso bussa alla porta dell’io adulto chiedendo di essere ascoltato nelle sue fragilità, anche solo recuperando nella memoria la sensazione d’essere stato bambino. Altrettanto spesso questa chiamata rischia di rimanere disattesa, sepolta sotto il rumore assordante di un flusso continuo di necessità, di corsa contro il tempo, di mille pensieri brulicanti. Ma ecco il richiamo risuonare sotto altre forme, piccoli frammenti di ricordi, lievi o forti malesseri, stupidi contrattempi, feroci disillusioni… tutto nel tentativo di ricondurci all’incontro salvifico con sé stessi. Con chi siamo stati e chi siamo ora.

Viviamo un’epoca dove la linea tra le definizioni con le quali l’uomo si è sempre riconosciuto diventa più sottile, e ci si trova a fronteggiare una realtà in cui i fanciulli sono costretti a svezzarsi troppo velocemente perdendo lungo la via la propria essenza ludica e gli adulti rimangono in un perenne infantilismo senza consolazione. Il confine tra le età della vita diventa labile, rinchiuso in una soffocante continua adolescenza oppure si indurisce in un rifiuto drastico della parte più delicata e magica di sé.

Come proposto recentemente nella manifestazione di Torino Spiritualità 2017 con il tema “restare o diventare bambini”, la sfida rimane quella di riuscire a trovare un equilibrio tra il senso del proprio tempo e la ricchezza immaginifica di una infanzia da non accantonare durante il faticoso sentiero della crescita, per diventare finalmente figli e genitori di sé stessi.